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La magistratura napoletana, con pronuncia n. 2095 del 2002, dopo aver valutato due pareri specialistici d'ufficio, non accolse l’istanza.

Non accettò che in seguito a un’operazione di trapianto di cornea che la paziente aveva in seguito affrontato in un altro ospedale, aveva avuto lesioni definitive di cheratite dopo l’intervento di asportazione della cataratta; ammise la necessità dell’intervento e la sua corretta esecuzione, conforme alle norme specifiche della dottrina sanitaria; dichiarò che la paziente avrebbe dovuto accertare la mancanza di “consenso informato”, cosa che non era avvenuta.

La corte d'appello di Napoli, con pronuncia n. 242 del 2005 in merito al dovere dell’utente, ha variato il verdetto su tale concreto e dettagliato profilo: “Non avendo lo Sb., per cui vigeva il dovere di accertare la presenza del consenso informato (Cass., 23/2001, n. 7027) e non avendo affermato, né dato prova della notifica della S. dei possibili fattori di rischio dell'intervento e di aver ricevuto l’accordo della paziente, va appurata la responsabilità sanitaria per le lesioni prodotte da tale intervento privo di consenso, sebbene esso sia avvenuto correttamente, come già stabilito dalla S. in primo grado, fin dal 26/2/1998(Cass., 24/9/1997, n. 9374)” (pagina 6 del verdetto).

E’ stato poi stabilito che “il riconoscimento della responsabilità dello Sb. Per non avvenuto consenso informato, ha come effetto l’obbligo del medico di indennizzare le lesioni avute dalla S. per l'infermità momentanea, per la sofferenza dovuta alla cheratite bollosa e per i soldi spesi per l’intervento di trapianto corneale, che doveva eliminare la cheratopatia”; peraltro, “l’assenza di determinate ragioni di confutazione della pronuncia giudiziale, ove essa affermava che non sussisteva una patologia in seguito al trapianto di cornea, ha come effetto il rifiuto dell’istanza di indennizzo per lesioni biologiche e per la malattia, e anche per la relativa lesione morale” (pagina 3 del verdetto).